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Del Circi era celebre la sua grande capacità d'improvvisazione, la sua arguta ironia. La sua voce chiara e argentina, insieme ad una buona intonazione, ne rendevano gradevole l'ascolto. Negli anni 30/40 riscosse notevoli successi, imponendosi con autorevolezza, a Borbona e fuori. Vasta è stata la sua produzione, cantata e scritta. Poca, però, e arrivata fino a noi. Alcuni manoscritti sono andati perduti. Alcune poesie sono state ricostruite a memoria. Sabatino Circi fu un maestro, alla cui scuola si formarono molti poeti.
Conobbe Trilussa e G. D'Annunzio. Quest'ultimo, lo ebbe quale superiore, da richiamato nella prima guerra mondiale. Al riguardo il poeta stesso racconta un episodio con la poesia "Veggo passare intanto il quinto mese". Il Circi, dopo tre anni di guerra si vede rifiutare una licenza. Non si perde d'animo formula di nuovo la richiesta in poesia e la invia al D'Annunzio. Una delle terzine di questa poesia recita:

Ed io che nato son per ubbidire,
serberò in cuore la riconoscenza,
sperando ancor che mi vorrà esaudire.

La richiesta fu  "esaudita" e non solo, nacque anche una simpatia con il grande Vate Abruzzese, che in occasione di una sua visita a Rieti lo ricevette e lo invitò anche ad  improvvisare un'ottava rima. Il Circi, per nulla intimidito accettò volentieri.
Severino Lopez racconta che da giovane Circi, trovandosi nella zona di Leonessa, si incontrò, forse non per caso, con tale Trancassini, un poeta che godeva buona fama nelle tenzoni poetiche. Il Circi non si lascia sfuggire l'occasione e lancia la sfida che non sarà raccolta, con questa ottava:

Or dimmi tu che un Trancassini sei,
ti credi forse spaventar gli eroi?
Ti credi d'esser Giove in mezzo ai dei,
ma non mi curo de li versi tuoi.
Pensi che qual Sansone i Filistei,
a tuo piacere sterminare puoi.
Incontrato ti sei per l'occasione,
con un giovane poeta di Borbone.

 

 

 

 


 



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