
La realtà essenzialmente
rurale di Borbona ha favorito il sopravvivere di tradizioni e usanze che,
pur adattandosi al mutare dei tempi, restano comunque ben radicate nel
costume popolare.
Le fiere, ad
esempio, un tempo necessarie nelle comunità isolate per l'acquisto e lo
scambio di generi di prima necessità, sono ormai occasione di svago e di
acquisti superflui; in questa veste, tuttavia, resistono ancora oggi, molto
frequentate, quella del 3 maggio e quella di Ferragosto.
Quasi tutte le tradizioni popolari si esprimono nell'ambito di
festività religiose,
a testimonianza, qui come altrove, del processo di sovrapposizione del culto
cristiano sulle preesistenti culture pagane. In qualche caso la celebrazione
religiosa ha finito con il prevalere, in molti altri, però, si è determinata
una coesistenza tra sacro e profano, cui si ispirano tutte le feste paesane:
al mattino si festeggia il santo, con processione e messa, alla sera si
canta e si balla.
A Borbona feste di questo genere sono essenzialmente due: quella di S. Maria
del Monte (quarta domenica di giugno) e quella della Natività (8 settembre).
Un momento particolare di queste feste è sicuramente
rappresentato dal ballo
della "Pupazza", grottesco manichino di cartapesta, all'interno del
quale una persona balla al suono della tarantella. Il manichino è ricoperto
di fuochi d'artificio che bruciano durante tutta la durata della danza, al
culmine della quale verranno accesi tutti insieme in una finzione di falò in
cui arde la "Pupazza" stessa.
Nel periodo di Natale, una particolare tradizione di Borbona è quella
della
"Pasquarella" del 6 gennaio: la banda musicale fa il giro del paese,
suonando il tipico repertorio natalizio e bussando a tutte le porte; in un
cesto vengono raccolte le offerte, oggi prevalentemente in denaro, ieri in
natura, che ogni famiglia fa. Adesso che le bande sono due, anche la "Pasquarella"
raddoppia, e una delle due è costretta a svolgersi in un giorno diverso,
perdendo, così, il nesso simbolico con l'Epifania e i doni dei Re Magi.
Ancora osservata è la tradizione di esporre lumini alle finestre, in
occasione dell'Ascensione, e quella di infiorare le strade per il passaggio
delle processioni del Corpus Domini e di S. Maria del Monte.

Un'altra usanza che ancora resiste, favorita dall'abbondanza di materia
prima, è quella dei fuochi di Natale e di S. Antonio (17 gennaio). Da
qualche anno sono tornate in uso le fiaccolate: processioni che partono
dalla Piazza per arrivare alla chiesa parrocchiale della Terra; una si
svolge la notte di Natale e l'altra è la Via Crucis del Venerdì Santo.
In ambito alimentare e culinario, particolare è senz'altro la colazione di
Pasqua: uova sode benedette, "pizza di Pasqua" (pane con le uova,
uvetta e semi di anice) accompagnata da salame pressato e altri salumi.
Immancabile, anche da noi, l'agnello (abbacchio) a pranzo.
Per la cena di Natale resiste, arricchito di verdure fuori stagione, il
fritto misto; nelle famiglie di una volta gli alimenti che venivano fritti
nella pastella erano cavolfiori, baccalà e fettine di mele. L'altro alimento
tipico delle tavole natalizie è la rapa rossa.
A Carnevale si mangiano frappe e "ficorilli" (castagnole).
Un discorso a parte merita il
fagiolo borbontino, a cui, ormai da quasi
venti anni, si dedica una
sagra, con lo scopo di promuovere oltre il
circondario questo particolare prodotto, da sempre molto apprezzato nella
zona e che occupa un posto di rilievo nell'agricoltura locale.