La Croce processionale di Borbona

La Croce processionale di Borbona

La Croce processionale di Borbona, databile al 1320-1330 circa, è uno dei più straordinari capolavori d’arte della regione.

Di grandi dimensioni, centimetri 115×70, è sbalzata in lamina d’argento dorato a fuoco e decorata da smalti traslucidi.

Dal 1974 è stata esposta nel Museo del Tesoro del Duomo di Rieti, ma oggi è tornata definitivamente a Borbona, in Santa Maria Assunta, e i borbontini la portano in processione tutte le prime domeniche di settembre per la Festa della Natività di Maria.

Una lunga indagine (Giorgio Guarnieri, 1984-96) ha permesso di chiarire molto a proposito della sua storia, del suo significato e del suo autore.

L’opera evidentemente faceva parte di un gruppo di grandi croci processionali distribuite nei santuari lungo il confine del Regno angioino, e uno di questi santuari era la pieve medioevale di Santa Croce in Burbone presso la quale dopo il 1290 era sorta Borbona, città di fondazione angioina destinata ad essere uno dei 99 castelli de L’Aquila.

L’analisi stilistica (che resta in attesa di un riscontro anche documentario) permette di attribuire la croce ad un importante orefice toscano, Andrea di Jacopo d’Ognabene (notizie 1284-1320), attivo nell’ambito culturale di Roberto d’Angiò che alla corte di Napoli aveva raccolto artefici provenienti da tutta l’Europa.

Anche se i restauri del passato hanno gravemente alterato la Crocefissione sul verso, la croce conserva ancora integra tutta la sua suggestiva bellezza.

La sua complessa iconografia rispecchia i grandi temi religiosi coinvolti nel drammatico conflitto che divide nei primi decenni del Trecento i francescani Spirituali dalla Curia trasferita ad Avignone: la Trinità e il primato dello Spirito Santo.

Sul recto Cristo è issato sull’Albero della vita che sorge al centro dell’Eden e il suo sangue redime il teschio di Adamo sepolto alla base del Golgota. Sul verso siede sul trono apocalittico, alla fine dei tempi, coronato come un re angioino e attorniato dai quattro evangelisti.

La straordinarie figure di Giovanni Evangelista con testa di aquila, in alto, e di Giovanni Battista, in basso (nel verso), esaltano l’importanza capitale dello Spirito Santo, come voleva l’appassionata spiritualità francescana che sognava con il suo profeta Gioacchino da Fiore l’avvento della nuova era del Paracleto.

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Ultimo aggiornamento

8 Maggio 2021, 07:36